Lc 10,25ss

 

 Che cosa devo fare per avere la vita eterna?.

Questa domanda, che in altri vangeli è posta da un giovane in buona fede, qui è posta a Gesù da un dottore della Legge per metterlo alla prova.

Gesù rinvia l’esperto alle SS. Scritture, ascolta la sua risposta e lo invita a praticare il duplice comandamento dell’amore: Fa’ questo e vivrai.

 Volendo giustificarsi, cioè nascondersi dietro un’apparenza di correttezza, il dottore della Legge chiede a Gesù una precisazione sul modo di praticare il duplice comandamento: E chi è il mio prossimo?.

E Gesù gli racconta la parabola del buon samaritano.

 I personaggi del racconto non sono scelti a caso: il sacerdote e il levita rappresentano tutta la compassione che ci si poteva attendere dalla categoria; i samaritani, invece, erano considerati impuri per la loro condizione di nascita ed eretici rispetto alla fede d’Israele.

 Il sacerdote e il levita della parabola vedono l’uomo moribondo e passano oltre, dall’altra parte: essi evitano il contatto con quell’uomo, pur conoscendo il comandamento dell’amore.

Poi Gesù descrive nei  minimi dettagli il comportamento di un samaritano che, in quanto straniero ed eretico, avrebbe avuto buoni motivi per passare oltre, dall’altra parte.

Il samaritano, invece, vede l’uomo moribondo, è colpito alle viscere, si avvicina, si prende cura di lui e impegna l’albergatore a continuare la sua opera in sua assenza.

 Alla fine Gesù capovolge la domanda che gli era stata rivolta: Chi di questi tre ti sembra sia divenuto prossimo di colui che è incappato nei briganti?.

Finché si rimane sul piano giuridico, il problema è definire bene la nozione di prossimo, per capire chi sono coloro che sono tenuto ad amare.

Per Gesù, invece, l’amore avviene gratuitamente e chiunque, anche un samaritano, può  trovare in se stesso l’ispirazione della misericordia.

L’esperto risponde: Colui che si fece misericordioso.

Gesù conclude: Va e anche tu fa’ lo stesso.

Fare lo stesso vuol dire non accontentarsi di conoscere le Scritture, ma aprirsi alla Parola segretamente attiva in noi; non accontentarsi di sapere chi è il mio prossimo, ma lasciarsi investire dalla misericordia di Dio e divenire misericordiosi.

 

Non è un caso che, commentando questo brano, molti Padri della chiesa hanno identificato il samaritano con Gesù stesso, immagine vivente della misericordia del Padre. In Lui il Padre si è fatto avanti, si è avvicinato agli uomini, si è rivelato a noi come Padre.

Fare lo stesso significa allora fare come Lui: avvicinarsi all’altro, rivelare il Padre, offrendosi come prova vivente del suo amore di misericordia per l’uomo abbandonato.

Questo è il segreto della vita di Dio. Questo è il segreto della nostra vita.

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