Lc 1, 39ss

 

Nell’istante in cui Maria condivide con Elisabetta il saluto ricevuto dall’angelo, lo Spirito che nell’Annunciazione aveva fecondato il suo grembo verginale, le comunica ciò che ha operato in lei.

Prima ispira il profeta non ancora nato a riconoscere la Parola incarnata e sussultare di gioia nel grembo della madre. Poi ispira Elisabetta a interpretare il senso di ciò che avviene: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?.

 

All’invito dell’angelo a rallegrarsi, Maria aveva risposto con turbamento e riflessione.

Ma quando Elisabetta riconosce ciò che ella è nel profondo del suo essere e la proclama beata per aver creduto nell’adempimento della Parola del Signore, Maria scopre la gioia a cui è chiamata ed esprime la sua esultanza nel Magnificat.

 

Nella prima parte del Magnificat Maria ringrazia il Signore per ciò che ha compiuto in lei.

Ha guardato l’umiltà della sua serva: Maria si considera uno dei tanti poveri del Signore, persone totalmente disponibili a fare la volontà di Dio, pronte a rimettersi completamente a Lui.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente: la potenza di Dio, che si era manifestata nelle meraviglie operate per Israele, si manifesta ora nel mistero del suo concepimento verginale.

La lode personale precede quella universale, perché Dio comunica la sua misericordia a tutti, colmando della sua grazia una sola donna in modo unico.

 

Nella seconda parte, Maria esalta l’opera della salvezza che, per grazia, comincia a realizzarsi in mezzo agli uomini: ha disperso i superbi, ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi, ha soccorso Israele.

Maria è convinta che la speranza, riposta in Dio dai poveri e dagli oppressi, non resterà delusa e minaccia ricchi e potenti, perché si convertano e si impegnino per un mondo più giusto e fraterno.

 

Ciò che dall’angelo era stato annunciato al futuro viene ora cantato da Maria come un avvenimento già realizzato, perché, nel concepimento di Gesù, lo Spirito inaugura gli ultimi tempi e dà inizio ad un mondo nuovo in cui i valori di quello vecchio cominciano ad essere sovvertiti.

 

L’Assunzione è la risurrezione di Maria: la sua partecipazione alla gloria del Figlio, il compimento di un legame cominciato con la risposta alla chiamata di Dio: Ecco la serva del Signore.

Nel momento in cui Maria si è decisa per la volontà di Dio e si è abbandonata alla potenza dello Spirito santo, il Verbo eterno ha assunto da lei la nostra umanità ed è cominciata una comunione unica col Verbo incarnato, suo Figlio, che è cresciuta di giorno in giorno, segnando il passo del ministero pubblico di Gesù, fono alla più intima partecipazione alle sue sofferenze, ai piedi della croce.

 

In tutta la sua vita Maria ha rinnovato e approfondito l’offerta di sé alla volontà del Padre, alla potenza dello Spirito, al servizio del Figlio, al punto che ella è diventata la primizia di coloro che risorgono in Cristo, il primo membro del suo corpo, la chiesa, a partecipare alla sorte gloriosa del suo Capo.

 

Come la morte di Gesù è stata un passaggio alla gloria del Padre, così la morte di Maria è stata un passaggio alla gloria del Figlio: nel suo corpo e nella sua anima non c’è stata alcuna resistenza alla volontà del Padre.

 

In Maria Assunta in cielo vediamo il termine del cammino di ciascuno di noi. Per questo, in quanto primizia della risurrezione, ella è segno di consolazione e di sicura speranza per quelli che credono.

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