VI Domenica C

Lc 6, 17ss

A Nazaret Gesù aveva annunciato che avrebbe evangelizzato i poveri, ora comincia a farlo: dopo avere scelto i Dodici, scende dal monte, incontra i discepoli e la folla e annuncia loro una gioia che è puro dono di Dio e attende solo di essere accolta.

Nel vangelo di Matteo le beatitudini delineano il programma di vita dei discepoli. In quello di Luca annunciano il rovesciamento della situazione presente nel futuro di Dio: Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Poveri, affamati, afflitti e perseguitati sono proclamati beati non per le loro qualità morali, ma perché Dio si fa carico della loro condizione e, a partire da loro, realizza quello che ha promesso per mezzo dei profeti: il Regno, la sazietà, la consolazione, la ricompensa.

Il futuro di Dio comincia a prendere forma nelle parole di grazia, che risuonano nella predicazione e nella vita di Gesù.

Alle quattro beatitudini Luca aggiunge quattro lamentazioni che colpiscono quanti, gratificati dai beni di questo mondo, rischiano di farsi sfuggire l’unica realtà che non passa.

Le lamentazioni sono quindi un avvertimento a non cedere al compromesso col mondo e a non chiudersi al futuro di Dio, anche quando la persecuzione metterà alla prova la propria fedeltà dal Figlio dell’Uomo.

 

Le beatitudini-lamentazioni di Gesù sono certo rivolte a persone concrete, eppure non è sbagliato  cogliervi un velato riferimento alla sua testimonianza personale che dà spessore a quello che dice.

La povertà, allora, non è solo la condizione di coloro che mancano del necessario: è anche la scelta libera del Figlio dell’Uomo, che non ha dove posare il capo.

La fame non è solo la condizione di coloro che non hanno da mangiare: è anche la scelta compiuta da Gesù nel deserto, all’inizio della sua missione, per indicare in quale modo avrebbe esercitato la sua autorità.

L’afflizione non è solo la condizione delle persone colpite negli affetti più cari al punto da esplodere nel pianto: è anche la tristezza che Gesù proverà di fronte a Gerusalemme, incapace di riconoscere il tempo in cui è stata visitata, e davanti alla tomba di Lazzaro, simbolo della potenza del male, con cui presto dovrà confrontarsi.

La beatitudine di coloro che subiscono maltrattamenti a causa sua è un annuncio della Passione e un invito a condividere il cammino del Figlio dell’Uomo, oltraggiato a motivo della testimonianza resa alla Parola ed esaltato da Dio per la sua fedeltà.

 

Beati!: non è un caso che la prima parola pronunciata da Gesù in un discorso ufficiale sia l’annuncio e la promessa della gioia che solo Dio può dare.

Se il Signore ci ha chiamati alla vita, alla fede e all’amore, è perché siamo beati, partecipi della sua gioia.

La grazia della beatitudine si trova anzitutto nella nostra vita, nelle capacità di mente e di cuore che abbiamo ereditato dai nostri genitori. Si trova anche nella fede che è l’inizio della nostra comunione con Dio, che culminerà nell’esperienza della visione beatifica. Si trova infine nell’amore, ovvero nella capacità di accogliere e condividere con i fratelli l’amore che Dio verso nei nostri cuori mediante il suo Spirito.

 

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