Lectio XXV Domenica A

Mt 20, 1ss

Nella parabola del giusto salario, Gesù mette in scena un proprietario terriero preoccupato di aprire a tutti la sua vigna e di dare a ciascuno quello che è giusto.

Nella prima parte del racconto, il proprietario esce di casa a ore successive, per prendere a giornata operai disoccupati. Con quelli della prima ora concorda il salario di un denaro. Agli altri promette: Quello che è giustove lo darò.

Nella seconda parte, interviene la figura del fattore incaricato di chiamare gli operai per la paga a cominciare dagli ultimi: tutti ricevono la paga di un’intera giornata di lavoro.

Nel ritirare il loro denaro, gli operai della prima ora mormorano contro il padrone, dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.

E, in realtà, se quello che è giusto per gli operai delle cinque è un denaro, non sarebbe giusto che i primi ricevano di più?

Rivolgendosi a uno dei mormoratori, il padrone gli ricorda di avergli dato il suo, ma, nello stesso tempo, difende la sua libertà di fare delle sue cose quello che vuole.

Così la decisone del padrone non appare come un’ingiustizia, ma come un gesto di generosità, che non lede la giustizia, ma va incontro a chi non ha diritti.

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?.

Forse il vero problema dei mormoratori è rifiutare che altri divengano partecipi dei loro stessi beni.

 Con la sua parola e la sua vita, Gesù rivela un amore che non esclude nessuno, ma dona anche a chi non ha diritti. In realtà, Dio chiama tutti a lavorare nel suo Regno e vuole dare a tutti la stessa ricompensa: per ognuno vuole una vita piena, salvata dal vuoto e dall’inerzia, e vuole che ciascuno raggiunga la sua pienezza.

 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi.

Ora che nella chiesa è in atto il raduno messianico di tutte le genti, Israele, il primo chiamato, non può rivendicare come privilegio la propria elezione, perché, fin dall’inizio, essa aveva di mira l’elezione di tutti gli uomini.

Nella stessa chiesa nessun operaio della prima ora può rivendicare particolari privilegi, perché la chiamata a lavorare nella vigna del Signore è una grazia e il salario di questo lavoro, la salvezza, non è propriamente meritato, ma è un dono che supera ogni merito.

Write a comment:

*

Your email address will not be published.

*

© 2018-2026 Parrochia Maria SS. Assunta - Vernole
Seguici su Facebook:       e su YouTube: