XXII Domenica C

Lc 14, 1ss

Un sabato, dopo la liturgia sinagogale, Gesù accetta l’invito a pranzo da parte di un capo dei farisei. Non è la prima volta che accade, ma questa volta Egli prende la parola come se fosse il padrone di casa e non un semplice ospite.

Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola.

Gesù prende spunto dal comportamento dei convitati, per richiamare una regola di comportamento valida per i banchetti nuziali. Non vuole evidentemente estenderla a tutti i banchetti, ma criticare la tendenza degli uomini a scegliere i posti d’onore e suggerire un comportamento conforme con la venuta del Regno di Dio.

Per Gesù, scegliere l’ultimo posto in un banchetto non è tanto una forma di modestia o un modo per evitare brutte figure, ma è l’atteggiamento dell’uomo che ha conosciuto il Padre ed è diventato capace di mettersi a servizio dei fratelli.

La vergogna e l’onore, che si sperimentano sulla terra per avere scelto il primo ovvero l’ultimo posto, sono solo un’immagine della vergogna e della gloria che si sperimenteranno nel futuro banchetto celeste imbandito da Dio.

 In un secondo momento, Gesù si rivolge al fariseo che l’aveva invitato e gli dà un suggerimento: Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.

Questa volta Egli prende di mira l’usanza dei benestanti di invitarsi tra di loro. Tale usanza, basata su una reciprocità calcolata, è sterile davanti a Dio, perché chiusa a tutti gli altri, in particolare ai poveri.

Gesù esorta quindi il padrone di casa a uscire dalla logica di questa reciprocità, per essere beato. E infatti, chi invita persone che non possono contraccambiare l’invito dimostra un amore disinteressato che sarà contraccambiato da Dio nella risurrezione dei giusti.

 Al banchetto del suo Regno Dio invita i poveri. Come inviato di Dio, Gesù stesso si sente mandato a portare un lieto messaggio ai poveri.

Il discepolo che invita i poveri si comporta come figlio di Dio perché ama gli uomini come Dio: in modo gratuito e disinteressato.

Il discepolo che invita i poveri è in piena comunione con Gesù che ama senza fare calcoli e combatte contro le disuguaglianze e le discriminazioni tra gli uomini.

Il discepolo che invita i poveri anticipa sulla terra il grande banchetto del Regno.

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