Gv 3, 13ss
Il Vangelo di questa festa è un brano del bellissimo dialogo tra Gesù e Nicodemo.
Dopo averlo chiamato alla fede, Gesù spiega a Nicodemo che cosa debba accadere a un uomo per renderlo capace di entrare nel Regno di Dio: E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Deve accadere che Colui che è disceso dal cielo torni al cielo, per compiere la sua opera salvifica e aprire la strada a quanti credono in Lui.
Per descrivere questa necessità, Gesù richiama un episodio dell’esodo, narrato nel Libro dei Numeri. Nel deserto il Signore aveva ordinato a Mosè di fissare a un palo un serpente di rame, perché chiunque l’avesse guardato, potesse rimanere in vita nonostante il morso dei serpenti velenosi. Ora il Padre vuole innalzare il Figlio nella gloria, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna.
Il ritorno del Figlio al Padre comincia con il suo innalzamento sulla croce: è l’oscillazione all’insù del grande pendolo dell’Incarnazione, corrispondente alla discesa della Parola che si è fatta carne. Il primo passo dell’ascesa è la crocifissione di Gesù; il secondo è quando Egli è risuscitato dai morti; il passo finale è quando è asceso al cielo.
La croce è quindi già elevazione che porta salvezza e glorificazione da parte del Padre, che dona la vita a quanti gli appartengono. La salvezza proviene dall’Uomo innalzato sulla croce e solo da Lui: il credente ottiene la vita eterna con Lui e in Lui, cioè: attraverso la sua Persona e la comunione con Lui.
Questa vita eterna è la vita dei figli di Dio, generata dallo Spirito santo: una vita che è già data nel presente e che si compirà nella risurrezione.
Alla risposta che Gesù dà a Nicodemo segue il commento dell’evangelista: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Quello che, alla luce del libro dei Numeri, appariva come una necessità, viene ora descritto in termini di amore, probabilmente alla luce della vicenda di Abramo cui fu comandato di prendere il suo unico figlio, Isacco, che egli amava, per offrirlo al Signore. Ora Dio ama il mondo fino al punto da dare il suo Figlio nella carne e nella morte.
Il ritorno di Gesù al Padre attraverso la croce si spiega solo con l’incomprensibile amore di Dio per il mondo degli uomini, che si era estraniato da Lui e aveva perduto la vita divina.
Il Figlio è quanto di più caro e prezioso Dio può donare al mondo: in un preciso momento della storia umana, Dio ha donato al mondo questo suo unico Figlio, per colmare l’abisso che si era aperto tra Lui e gli uomini per i loro peccati, per strapparli alla rovina e donare loro la vita eterna.
Il possesso della vita eterna preserva dalla rovina che già pende sull’uomo: può sottrarsi alla sciagura solo colui che crede nel Figlio di Dio.
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