Gv 6, 51ss
Il Vangelo di questa solennità è un brano del discorso sul pane e della vita, pronunciato da Gesù dopo il segno della moltiplicazione dei pani.
In precedenza Gesù si era presentato ai giudei come il Pane dal cielo, dato da Dio, come il Pane di Dio, come il Pane della vita. Ora si presenta come il Pane vivo o meglio come il Pane, il vivente: il pane che ha in sé la pienezza della vita e può trasmettere la vita che è in Lui.
E annuncia due grandi novità: è pronto ad offrire la propria vita per il mondo e a darla come pane da mangiare. Quasi a sottolineare che il dono del pane da parte di Dio si realizza pienamente nella sua auto-immolazione per la vita del mondo e nel dono del Pane eucaristico.
Di fronte allo scandalo dei giudei che fraintendono le sue parole, Gesù non cerca di eliminare la loro ripugnanza, ma accentua il realismo del mangiare la sua carne e del bere il suo sangue: In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Non si tratta evidentemente della carne fisica di Gesù, ma della carne glorificata del Figlio dell’Uomo. Non si tratta nemmeno del gesto materiale di fare la comunione eucaristica, ma di esprimere, con quel gesto, la fede che Gesù è il celeste Figlio dell’Uomo.
Fin dal capitolo 3 del Vangelo di Giovanni, sappiamo che la vita è donata e ricevuta con la nascita da acqua e da Spirito. Ora, con la sua affermazione categorica, Gesù fa intendere che questa vita si conserva solo in una costante comunione con Lui attraverso il Pasto eucaristico.
Nell’Eucaristia Gesù offre alla morte la carne che aveva preso con l’incarnazione: chi mangia la sua carne e beve il suo sangue professa la sua incarnazione, ma anche la sua morte in croce e la sua risurrezione.
Seguono tre affermazioni con cui Gesù spiega l’importanza del’Eucaristia nella vita del discepolo.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Attraverso la comunione personale con Gesù, ottenuta attraverso l’Eucaristia, il discepolo riceve una vita imperitura che si compirà nella risurrezione finale, culmine della relazione personale con Gesù.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
L’Eucarestia dona la vita eterna perché unisce intimamente a Gesù che la dona.
La comunione personale con Gesù, ottenuta per mezzo della comunione sacramentale, consiste in una relazione di presenza interiore, che non ha analogie nel’esperienza umana, ma solo nella comunione tra il Figlio e il Padre.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Il Padre è il vivente, perché ha la vita in sé. Il Figlio vive per il Padre, perché il Padre gli ha dato di avere la vita in sé.
In analogia con questo legame che unisce il Padre e il Figlio, anche Gesù dona la vita a colui che lo riceve nell’Eucaristia: si tratta della vita che il Figlio riceve dal Padre.
Così, la duratura comunione con Gesù, operata dal’Eucaristia, immette chi la riceve nella comunione trinitaria.
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