Dedicazione della Basilica lateranense C

Gv 2, 13ss

 Gesù ha frequentato il tempio ogni anno, fin da ragazzo: per Lui non era una novità che, nel recinto del tempio, ci fossero venditori di animali e cambiamonete, l’apparato commerciale che sosteneva il culto che vi si svolgeva. Ma questa è la prima Pasqua che Gesù celebra insieme con i suoi discepoli: Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi.

Chi assiste alla scena può intendere il gesto di Gesù in linea con la predicazione degli antichi profeti e, in particolare, di Zaccaria: In quel giorno non vi sarà neppure un Cananeo nella casa del Signore degli eserciti (Zc 14, 21).

Ai discepoli viene in mente il Salmo 69: Lo zelo per la tua casa mi divorerà (Sal 69, 9). E intendono l’iniziativa di Gesù come segno del suo grande zelo per il Dio vivente, di cui il tempio è la casa, uno zelo analogo a quello del grande profeta Elia.

Anche le autorità religiose percepiscono la portata profetica del gesto di Gesù e gli chiedono un segno che legittimi la sua iniziativa.

Gesù risponde loro: Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Che vuol dire: se essi arriveranno a provocare la distruzione del tempio con la loro disobbedienza, Egli provvederà a sostituirlo in breve tempo, in tre giorni, con un tempio nuovo.

Le autorità fraintendono le parole di Gesù in senso materiale. L’evangelista ne rivela ai lettori il vero significato: Ma egli parlava del tempio del suo corpo. E spiega: Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Alla luce della Pasqua, i discepoli si sarebbero ricordati della risposta di Gesù e avrebbero compreso che Gesù si riferiva al suo corpo glorificato.

È significativo che Gesù abbia purificato il tempio durante la festa di Pasqua: il suo gesto non è tanto la profezia di un culto senza abusi, ma l’annuncio della sua Pasqua di morte e risurrezione.

Lo zelo per la casa del Padre suo, lo zelo per un culto degno del Padre, lo avrebbe divorato, cioè portato alla morte. Ma, con la pronta risurrezione del suo corpo, avrebbe costruito un tempio nuovo, non più materiale, ma spirituale, non costruito da mani d’uomo. E avrebbe avviato un culto nuovo, un’adorazione degna del Padre: adorazione in spirito e verità. 

Gesù risorto è in realtà la fonte dell’Acqua viva dello Spirito, la Vite vera per la cui forza vitale i discepoli operano e portano frutto.

Comprese dopo il loro compimento, le parole e i gesti di Gesù appaiono ai discepoli in una luce nuova che è confermata dalla Scrittura. Così, quanto è accaduto nel tempio due anni prima della Pasqua di Gesù diventa una rivelazione della sua gloria, che si dischiude ai credenti.

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