Servire è regnare

Guardiamo a Te che sei Maestro e Signore:

chinato a terra stai, ci mostri che l’amore

è cingersi il grembiule, sapersi inginocchiare,

c’insegni che amare è servire.

 

Fa’ che impariamo, Signore, da Te,

che il più grande è chi più sa servire,

chi si abbassa e chi si sa piegare

perché grande è soltanto l’amore.

 

E ti vediamo poi, Maestro e Signore,

che lavi i piedi a noi che siamo tue creature;

e cinto del grembiule, che è il manto tuo regale,

c’insegni che servire è regnare.

 

Preghiamo.

Donaci, o Padre, di sentire in mezzo a noi la presenza del Cristo tuo Figlio,

promessa a quanti sono radunati nel suo nome,

e fa’ che, nello Spirito di verità e di amore,

sperimentiamo in noi abbondanza di luce, di misericordia e di pace.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

 

Assemblea parrocchiale

Il tema della terza assemblea parrocchiale è: condividere la responsabilità pastorale.

Insediato dal vescovo come suo collaboratore e rappresentante, il parroco ha la responsabilità di guidare una parte della chiesa diocesana in piena comunione e obbedienza all’unico pastore del popolo di Dio.

La responsabilità del pastore si potrebbe riassumere nel modo seguente: aiutare la comunità cristiana a vivere il mistero che annuncia e celebra. Di questa responsabilità fa quindi parte: l’annuncio del Vangelo; la celebrazione del mistero pasquale; la testimonianza della fede e della carità.

I presbiteri in comunione col vescovo e i fedeli in comunione col presbiterio diocesano condividono l’unica responsabilità pastorale.

 

Nella Evangelii Gaudium Papa Francesco invita tutti a una conversione pastorale missionaria.

  1. Non ignoro che oggi i documenti non destano lo stesso interesse che in altre epoche, e sono rapidamente dimenticati. Ciononostante, sottolineo che ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e dalle conseguenze importanti. Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una «semplice amministrazione».[21] Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un «stato permanente di missione».[22]

 

  1. Paolo VI invitò ad ampliare l’appello al rinnovamento, per esprimere con forza che non si rivolgeva solo ai singoli individui, ma alla Chiesa intera. Ricordiamo questo testo memorabile che non ha perso la sua forza interpellante: «La Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa, meditare sul mistero che le è proprio […] Deriva da questa illuminata ed operante coscienza uno spontaneo desiderio di confrontare l’immagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle ed amò, come sua Sposa santa ed immacolata (Ef 5,27), e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta […] Deriva perciò un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di emendamento cioè dei difetti, che quella coscienza, quasi un esame interiore allo specchio del modello che Cristo di sé ci lasciò, denuncia e rigetta».[23] Il Concilio Vaticano II ha presentato la conversione ecclesiale come l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo: «Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta fedeltà alla sua vocazione […] La Chiesa peregrinante verso la meta è chiamata da Cristo a questa continua riforma, di cui essa, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno».[24] Ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c’è una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza “fedeltà della Chiesa alla propria vocazione”, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo.

 

  1. Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. Come diceva Giovanni Paolo II ai Vescovi dell’Oceania, «ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie d’introversione ecclesiale».[25]

 

  1. La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie».[26] Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione.[27] Attraverso tutte le sue attività, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti dell’evangelizzazione.[28] È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione.

 

Video

 

Spunti per la riflessione

-La missione nasce dall’incontro personale con Cristo che ci “contagia” il suo sguardo sull’umanità.

-L’evangelizzazione chiede: unità d’intenti, corresponsabilità, collaborazione sincera.

-Le difficoltà sfidano la nostra volontà di rendere testimonianza al Vangelo, camminando insieme e superando le incomprensioni.

-Le sfide pastorale ricordate dal Papa sono: camminare con i giovani; ripristinare il dialogo tra giovani e anziani; contagiare nei fedeli lo spirito missionario.

 

Condivisione

In che modo i fedeli condividono la responsabilità pastorale?

© 2018 Parrochia Maria SS. Assunta - Vernole
Seguici su Facebook: