Venerdì 8 agosto, presso la Community Library di Acaya, si è svolta una serata in memoria di Mons. Rosario Cisternino, già parroco di Acaya, nel X anniversario della sua morte.

Don Leonardo lo ha ricordato con queste parole.

Il mio primo ricordo di don Rosario risale al lontano 1975: ero ministante e partecipavo ad una messa esequiale a cui don Sandro aveva invitato, come si usava allora, altri due sacerdoti, tra cui don Rosario. Vedendolo per la prima volta, mi meravigliai della sua statura: era piccolo come me.

 L’ultimo ricordo risale invece a dieci anni fa, quando don Rosario, ormai infermo, era tornato nella sua casa paterna, a Melendugno, dove ero parroco.

Nel 2015 don Rosario non era autosufficiente: non celebrava più la messa e dipendeva in tutto dagli altri.

Andavo volentieri a trovarlo, per visitarlo e portargli la Comunione. In quel periodo ho visto il suo sereno abbandono alla volontà di Dio, anche nel disagio e nelle prove della sua condizione fisica.

Lo conoscevo da decenni: ammiravo lo zelo e la dedizione con cui aveva svolto il suo ministero di parroco qui ad Acaya; apprezzavo il garbo, la tenerezza, la carità con cui mi accoglieva ogni volta che ci incontravamo; comprendevo la venerazione che S. Eminenza il cardinale De Giorgi, i vescovi di Lecce e i sacerdoti della nostra diocesi nutrivano per lui.

In quelle visite, ho colto il segreto della sua bontà e generosità: la sua intima comunione col Signore. Standogli vicino, ho colto anche la reale statura morale e spirituale di quel sacerdote minuto che avevo visto per la prima volta a Vernole, quando avevo undici anni.

 Oggi celebro volentieri con voi la fecondità spirituale e pastorale di don Rosario, una fecondità che va ben oltre i bilanci degli uomini.

Ovunque abbia svolto il suo ministero, don Rosario ha lasciato un solco profondo. Soprattutto qui, ad Acaya, ha educato alla fede generazioni di fedeli; ha guidato questa comunità nel delicato passaggio del Concilio Vaticano II, attuando con lungimiranza e prudenza le più importanti riforme conciliari.

In riferimento alla riforma liturgica, penso sia giusto riconoscere a don Rosario il merito di aver adeguato l’altare maggiore della chiesa parrocchiale di Acaya, senza stravolgere quello precedente, dimostrando una lungimiranza che non è stata di tutti i parroci di quel tempo.

 Don Rosario ci ha lasciato un grande esempio di fede e carità, di zelo e generosità pastorale, che facciamo bene a riconoscere, ricordare e valorizzare.

La sua santità sacerdotale è il dono più grande che abbia fatto alla chiesa, alla nostra diocesi e a ciascuno di noi.

 Sono certo che don Rosario ci sta guardando dal cielo con benevolenza e gratitudine e che, quale vero uomo di Dio, continua a desiderare quello che ha desiderato in vita: sparire, perché rimanga Cristo, farsi piccolo, perché Cristo sia conosciuto e glorificato dai fratelli.

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