Mt 28, 1ss
All’alba del primo giorno dopo il sabato, due donne escono di casa per andare a vedere il sepolcro di Gesù: sono Maria di Magdala e Maria di Giacomo, le stesse che, da lontano, avevano osservato Gesù morire in croce e che stavano presso il sepolcro mentre Giuseppe d’Arimatea vi seppelliva il corpo di Gesù.
L’evangelista Matteo descrive l’esperienza delle due donne con un linguaggio apocalittico.
Vi fu un terremoto: segno che accompagna la manifestazione di Dio agli uomini.
Un angelo del Signore, segno della presenza di Dio, scende dal cielo, rotola la pietra dall’ingresso del sepolcro, simbolo della morte, e vi si siede sopra, come un eroe vittorioso.
Alla vista dell’angelo, le guardie sono sconvolte, come la terra dal terremoto, e diventano come morte, incapaci di intervenire: niente e nessuno può trattenere la forza di Dio.
Anche le donne hanno paura, ma l’angelo si rivolge a loro per incoraggiarle: Non abbiate paura, voi!.
La manifestazione di Dio fulmina o conforta a seconda del cuore di ciascuno.
Coloro che per prime hanno cercato Gesù il Crocifisso, ricevono per prime l’annuncio della sua Risurrezione.
Voi cercate Gesù, il Crocifisso: ormai l’appellativo crocifisso identifica Gesù per sempre, anche dopo la sua risurrezione.
Non è qui, è risorto: nessun sepolcro, nessun luogo può più circoscrivere il mistero della sua presenza universale.
Vedete il luogo: il sepolcro vuoto conferma le parole dell’angelo.
Presto, andate a dire ai discepoli: anche se assenti, i discepoli devono ricevere l’annuncio della risurrezione di Gesù.
Vi precede in Galilea: vi aspetta là dove tutto è cominciato, per dare inizio a una nuova missione.
Mentre le due Marie corrono a trasmettere l’annuncio ai discepoli, Gesù in persona si fa loro incontro e le accoglie cordialmente. Esse lo riconoscono come Signore e si prostrano davanti a Lui in adorazione, ma Gesù le esorta a proseguire il loro cammino verso i discepoli che chiama miei fratelli e per loro conferma l’appuntamento fissato in Galilea: Là mi vedranno.
La mattina di Pasqua, Maria di Magdala e Maria di Giacomo passano dal mesto cammino verso il sepolcro alla gioiosa corsa verso il Cenacolo. Il motivo di questo passaggio è l’incontro con Gesù risorto che dice loro: Salute a voi; Non temete; Andate ad annunciare ai miei fratelli.
È un’esperienza alla nostra portata oggi, ogni giorno.
Come le donne, anche noi possiamo fare questo passaggio: dal cammino verso i sepolcri dei nostri scoraggiamenti, delle nostre disillusioni, delle piccole speranze su cui incombe l’ombra del male e della morte, alla gioia dell’incontro col Risorto e dell’annuncio che Qualcuno può trasformare la nostra delusione in fiducia, la nostra disperazione in speranza, la nostra tristezza in gioia.
La Galilea è il luogo del nostro primo incontro, della nostra prima chiamata, della Parola che ha toccato il nostro cuore, del Perdono che ci ha restituito la gioia di vivere.
Tornare in Galilea vuol dire allora ravvivare la memoria del primo amore, per scoprire che Gesù non appartiene solo al passato (Papa Francesco).
Il Risorto non è più qui, chiuso nel sepolcro, ma è qui: alla porta del tuo cuore, pronto a regalarti la luce, la gioia, l’amore e la pace di Dio.
Il Risorto non è più qui, nel sepolcro, apparentemente sconfitto dalla morte, ma è qui: nella comunione di quanti condividono la fede in Lui, per aprire la strada della nuova missione.
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