Lectio XXVII Domenica C

Lc 17, 5ss

Dopo aver ascoltato le ultime due parabole, gli apostoli si rendono conto della responsabilità e della difficoltà di costruire delle comunità in cui si pratichi la condivisione dei beni, la correzione fraterna e la remissione dei peccati. E pregano Gesù: Signore, aumenta la nostra fede!.

Domandano la fede come un dono che solo il Signore Gesù può dare e accrescere.

 Alla loro preghiera Gesù risponde anzitutto con la similitudine del gelso: Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

Se la fede è piena fiducia in Dio, essa è sempre efficace, perché permette a Dio di manifestare la sua forza in ogni caso.

Tale fede è particolarmente richiesta ai responsabili della comunità.

 Poi Gesù racconta la parabola dello schiavo: Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?.

Con questo paragone, Gesù esprime senza mezzi termini il suo forte senso della sovranità di Dio: il Signore è Dio e l’uomo dipende in tutto da Lui. Ma non vuole ridurre il rapporto tra Dio e l’uomo a quello tra un padrone e il suo schiavo né insinuare che le opere dell’uomo sono senza valore agli occhi di Dio.

Egli parte da un esempio della vita sociale del suo tempo, per affermare che, nell’adempimento del loro compito, gli apostoli non possono avanzare alcuna pretesa davanti a Dio né aspettarsi la sua gratitudine.

 L’apostolo è servo di Dio e degli uomini: prima di mangiare e bere alla tavola del Regno, ha un lungo servizio da compiere, quello di edificare la comunità con la predicazione della Parola.

Questo si realizza solo se egli lavora in totale gratuità, senza avere il minimo diritto su Dio e sugli uomini.

 Chiamati a trasmettere agli uomini la misericordia de Padre e l’invito al banchetto del Regno, gli apostoli fanno ciò che è loro richiesto, sapendo che non possono pretendere di essere utili a Dio. Sanno solo che un giorno devono consegnare coloro per cui hanno lavorato a Dio e alla Parola della sua grazia (cf. At 20, 32).

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