Mt 21, 28ss
La parabola dei due figli è rivolta a coloro che avevano interrogato Gesù sull’origine della sua autorità: sono persone che non hanno creduto alla predicazione del Battista e ora non credono a quella di Gesù.
Un uomo aveva due figli.
Il primo messaggio implicito nel racconto è che tutti gli uomini sono figli di Dio: a tutti Dio offre la grazia di lavorare nella sua vigna, di fare la sua volontà. Spetta a ciascuno di scegliere se accettarla oppure rifiutarla.
Il primo figlio dice sì alla proposta del padre, ma non va a lavorare nella vigna. Il secondo dice no, ma poi, pentitosi, và a lavorare.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?, chiede Gesù ai suoi ascoltatori. Il primo, rispondono.
Gesù rivela: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E spiega: È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto..
L’invito di Dio a fare la sua volontà non risuona solo nella sua Legge, ma anche nella predicazione dei profeti e, ultimamente, in quella di Giovanni, precursore di Cristo.
Molti peccatori l’hanno accolta: si sono pentiti e sono entrati nella via della giustizia che porta a Gesù. Invece, molti osservanti della Legge l’hanno rifiutata.
Gesù sottolinea: Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.
Oltre che nella testimonianza dei suoi inviati, l’appello di Dio risuona nella conversione dei peccatori. Ciononostante, i cosiddetti giusti hanno preferito arroccarsi sulla propria giustizia piuttosto che accogliere l’ennesimo invito di Dio e prepararsi all’incontro con Gesù.
La parabola dei due figli contiene un chiaro ammonimento anche per le comunità cristiane che leggono il Vangelo: i veri discepoli non sono quelli che professano la fede con le parole, ma quelli che fanno la volontà del Padre, come Gesù l’ha rivelata.
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