Mt 18, 21ss
Il Vangelo di questa Domenica riferisce un nuovo dialogo tra Gesù e Pietro, nel quale risalta ancora una volta la contrapposizione tra la mentalità degli uomini e quella di Dio.
Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?.
Per Pietro il perdono ha dei limiti: si tratta solo di stabilire quali sono.
Gesù gli risponde: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
Per Gesù non ci sono limiti al perdono.
A tal proposito, Gesù racconta una parabola articolata in tre scene.
Nella prima risalta la compassione del re verso uno dei suoi servi: Colpito alle viscere, il re lo lasciò andare e gli condonò il debito, un debito così grande che non avrebbe potuto restituire.
Nella seconda risalta la cieca volontà del servo graziato dal re: Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito, un piccolo debito che poteva essere restituito anche senza ricorrere alla prigione.
Nell’ultima scena risalta un nuovo sentimento del re di fronte al comportamento spietato del servo: E, mosso all’ira, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
Con questa parabola, Gesù rivela anzitutto la fonte da cui scaturisce il perdono divino e da cui può diffondersi il perdono tra i fratelli: la compassione che Dio ha per ciascuno di loro.
Poi mette in luce il dramma della malvagità degli uomini che, nonostante il perdono gratuito di Dio, non riescono a perdonarsi tra loro.
Infine annuncia le gravissime conseguenze della loro malvagità: rifiutando di comunicare agli altri la misericordia ricevuta da Dio, si ritrovano nella condizione iniziale di debitori insolventi, senza speranza.
Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello.
La conclusione della parabola contiene un severo avvertimento di Gesù: il giudizio di Dio sarà senza misericordia per chi non avrà usato misericordia; fin da ora ciascuno è giudicato secondo il suo modo di accogliere e condividere col fratello il perdono ricevuto da Dio.
Nell’avvertimento risuona una preoccupazione pastorale dell’evangelista: in una comunità in cui coesistono buoni e cattivi, l’amore fraterno deve tradursi in una prassi di riconciliazione e di perdono.
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