Lectio XXII Domenica A

Mt 18, 15ss

Il Vangelo di questa domenica è stato interpretato in due modi differenti, a partire dal significato che si attribuisce alla frase iniziale: Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo.

La maggior parte dei codici antichi legge: Se il tuo fratello commette una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo.

In questo caso il peccato sarebbe un’offesa personale e il brano inviterebbe la persona offesa a ritrovare la riconciliazione con il suo offensore.

Pochi codici, anche se autorevoli, leggono: Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo.

In questo secondo caso, il peccato sarebbe una colpa grave e pubblica e il brano riferirebbe una regola di disciplina ecclesiale, culminante nella scomunica, anzi, nella preghiera di intercessione per il peccatore. 

Al di là delle motivazioni che stanno alla base di questi due orientamenti interpretativi, rimane l’immagine che l’evangelista Matteo trasmette della chiesa: una comunità di fratelli, radunata nel nome di Gesù, uno spazio di comunione, che accoglie buoni e cattivi, e nel quale ciascuno è responsabile di tutti gli altri.

Sia che si tratti di un’offesa personale sia che si tratti di una colpa grave e pubblica, il singolo e la comunità non possono rimanere indifferenti, ma devono impegnarsi a tradurre nella loro vita e nel loro comportamento la premura di Dio per il peccatore.

Può darsi il caso estremo di qualcuno che rifiuta la riconciliazione e la correzione: in questo caso al singolo e alla comunità rimane solo di rimettere il peccatore nelle mani di Dio, nell’umile consapevolezza che la comunità dipende meno dagli sforzi umani che dalla Provvidenza del Padre.

Lo confermerebbe il detto finale di Gesù: In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà.

Vi è ancora una cosa da fare quando si fossero esaurite tutte le possibilità di ravvedimento: la preghiera comune.

I fratelli che si riconciliano e si accordano nel nome di Gesù formano una comunità nella quale è presente il Signore e, per questo, possono confidare nell’efficacia della loro preghiera.

Nel Regno di Dio la presenza divina non è più legata al tempio materiale, ma alla Persona stessa di Gesù risorto che suscita la fede dei fratelli, ispira la loro preghiera, concede loro di condividere sula terra la misericordia del Padre.

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