Mt 10, 37ss
Nella Persona di Gesù di Nazaret, si è manifestato un amore che non è quello di cui facciamo esperienza sulla terra: gratuito, incondizionato, disposto a dare la vita per la persona amata.
Tale amore è in grado di suscitare negli uomini un amore degno di lei: qualitativamente superiore ad ogni altro amore pure legittimo e giusto.
Per questo Gesù dice: Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me.
Nelle sue esigenze risuona l’assoluto di Dio, che non ammette concorrenti. Corrispondere all’amore di Colui che ci ama fino alla croce vuol dire amarlo più di ogni altra cosa, compresa la propria vita.
Gesù lo conferma nel detto più caratteristico del suo insegnamento: Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
La vita non è un tesoro da custodire gelosamente, ma un dono che si riceve continuamente da Dio e che si guadagna perdendolo, cioè offrendolo a Colui che ce lo fa.
Gesù conclude il suo discorso missionario con alcune istruzioni sul’accoglienza.
Prima richiama il principio, noto a quel tempo, per cui l’inviato e come colui che lo invia: Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Poi pone l’accento sulla ricompensa dovuta a chi accoglie il suo inviato: E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa.
L’accoglienza può andare da un semplice bicchiere d’acqua fresca all’ospitalità generosa, ma, trattandosi di una solidarietà che esprime la fede in Cristo, anche la sua ricompensa va oltre la semplice riconoscenza umana: è la ricompensa finale riservata a quanti hanno fatto tutte queste cose allo stesso Signore (cf. Mt 25).
Questo detto riflette tutta la dignità del discepolo missionario: annuncio e miracoli, persecuzioni e testimonianza, costanza e morte, tutto rende l’inviato come Colui che lo invia.
La missione del discepolo è quindi il segno della venuta di Gesù nel mondo: accoglierlo o rifiutarlo appartiene già al giudizio finale.
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