Gv 9, 1ss
Il Vangelo di questa domenica testimonia la straordinaria capacità dell’evangelista di attingere alla propria tradizione, per raccontare non solo come Gesù ha guarito un cieco nato, ma anche e soprattutto come quell’uomo guarito si è aperto alla luce della fede.
Gesù incontra un uomo cieco dalla nascita e prende l’iniziativa di guarirlo: fa del fango con la saliva, ne spalma i suoi occhi e gli dice: Và a Sìloe e lavati.
Quello ci va sulla parola di Gesù e guarisce.
In seguito alla sua straordinaria guarigione fisica, quell’uomo si ritrova al centro dell’attenzione generale: viene investito da una serie di domande, che gli permette di riflettere sull’accaduto e mettere gradualmente a fuoco il suo sguardo di fede.
Come dunque ti furono aperti gli occhi?; Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista.
Trattandosi di una guarigione avvenuta in giorno di sabato, i tutori della Legge decidono di interrogare ufficialmente l’uomo guarito.
A un certo punto gli chiedono: Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?. Quello risponde: E’ un profeta!.
Ma i giudei più intransigenti fanno fatica a tenere insieme la guarigione e la violazione del sabato: prima cercano di dimostrare che quell’uomo non è mai stato cieco; poi cercano di farlo cadere in errore, chiedendogli di ripetere i particolari del miracolo.
Ai loro tentativi l’uomo contrappone ogni volta la propria versione dei fatti, ma di fronte all’ennesima interrogazione, risponde: Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla.
La replica dei giudei è durissima: lo offendono come peccatore e lo cacciano via.
La sua espulsione dalla sinagoga prepara il nuovo incontro con Gesù e un bellissimo dialogo in cui arriva a confessare la sua fede nel Figlio dell’uomo: Incontratolo, Gesù gli disse: Tu credi nel Figlio dell’uomo?. Egli rispose: E chi è, Signore, perché io creda in lui?. Gli disse Gesù: Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui. Ed egli disse: Io credo, Signore!.
Nel racconto emerge un forte contrasto tra l’umiltà del mendicante e la presunzione di giudei: per tre volte il mendicante confessa la propria ignoranza; per tre volte i giudei dichiarano di sapere. Così, mentre gli occhi del cieco guarito si aprono alla fede, i giudei si ostinano nel non vedere la verità e sprofondano nelle tenebre.
Alla fine, coloro che hanno aperto il processo contro l’uomo guarito, sono giudicati colpevoli da Gesù.
Il racconto poteva concludersi con la celebrazione di un prodigio fuori dal comune. Si conclude invece con un appello rivolto alla libertà di ogni uomo: Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi.
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