IV Domenica di Pasqua A

Gv 10, 1ss

Dopo l’episodio del cieco nato, Gesù continua a parlare con quei giudei che presumevano di vedere e che, nella loro presunzione, avevano cacciato dalla sinagoga l’uomo guarito da Gesù: ha fiducia che possano ancora aprirsi alla luce dalla sua Rivelazione.

Nella sua parabola, Gesù parla anzitutto di ladri e briganti che entrano nel recinto delle pecore non per la porta ma da un’altra parte: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce (vv. 1-3a); nella seconda parte parla, invece, di pastori che sono estranei al gregge: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei (vv. 3b-5).

C’è un solo modo giusto di avvicinarsi alle pecore ed è quello del pastore: egli entra nel recinto delle pecore attraverso la porta. Ogni altro modo di entrare è malevolo.

Tra il pastore e le pecore c’è un rapporto di fiducia: il pastore chiama le pecore per nome, le spinge fuori dal recinto, cammina innanzi a loro, per guidarle al pascolo.

Da parte loro, le pecore conoscono la voce del pastore: per questo lo ascoltano e, quando cammina innanzi a loro, lo seguono. Esse, invece, non ascoltano e non seguono pastori di cui non conoscono la voce.

L’incomprensione dei giudei dà modo a Gesù di spiegare la sua parabola.

Prima dice: Io sono la porta delle pecore, si intende: la porta alle pecore. Con questa affermazione Gesù si rivela come Colui che tutti i pastori devono attraversare per accostarsi alle pecore.

Poi dice: Io sono la porta, si intende: la porta per le pecore.

La porta del recinto è il luogo per il quale le pecore giungono al pascolo. Definendosi la porta in senso assoluto, Gesù si rivela come l’unico Rivelatore del Padre, come l’unico portatore della salvezza di Dio.

Alla fine, Gesù sottolinea la qualità della vita che solo Lui può dare: Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

A differenza del ladro, che pensa solo ai propri interessi, Gesù, il pastore e la porta, mantiene le pecore in vita e vuole accrescere la loro vita.

L’eccezionale pienezza di questa vita è messa in rilievo con l’espressione l’abbiano in abbondanza, che significa la vita al suo più alto livello, la vita che sopravvive alla morte corporale, perché è eterna: piena, sovrabbondate, indistruttibile.

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