Lc 23,13ss
Il Vangelo di questa Domenica racconta l’apparizione di Gesù risorto a due discepoli lungo la via che li porta a casa. A ben vedere, più che un’apparizione, è un incontro che conduce a un riconoscimento, perché i due discepoli vedono un viandante che, al momento in cui lo riconoscono, sparisce dalla loro vista (cf. Lc 23, 31).
Nel medesimo giorno della scoperta del sepolcro vuoto, due discepoli lasciano Gerusalemme per tornare a Emmaus: hanno di che parlare, perché il loro Maestro, che giorni prima era entrato in città osannato come il Figlio di Davide, è poi morto in croce e, quella stessa mattina, il suo sepolcro è stato trovato vuoto.
Mentre sono presi dalla discussione, Gesù in persona si avvicina e va’ con loro, come un pellegrino anonimo che, come loro, torna a casa, ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Il pellegrino si inserisce nella loro discussione con una domanda che li invita a ricordare i fatti e a spiegare il motivo della loro delusione: Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Essi speravano che Gesù avrebbe restaurato i fasti del Regno di Davide, ma, nonostante le sue qualità personali, la sua missione è fallita sulla croce.
La scoperta del sepolcro vuoto ad opera di alcune donne, confermata da altri discepoli, non ha mitigato la loro delusione ma solo accentuato il loro smarrimento.
Gesù ascolta la loro storia e prende la parola solo quando hanno finito di parlare, per rivelare il senso di ciò che stanno vivendo.
Il suo rimprovero va’ dritto al punto: Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?.
È vero, ma è possibile comprendere le Scritture solo a aprire dal loro compimento e chi, se non il Risorto, può aprirle, per far emergere il Disegno di Dio in esse contenuto?
La gloria del Messia non è quella dei re di questa terra, ma la gloria stessa di Dio: entrando nella condizione di vita presso Dio, il Messia non ha realizzato piccole speranze terrene, ma ha compiuto tutta la speranza di Israele.
Avvicinandosi alla meta del loro cammino, i due discepoli chiedono a Gesù di fermarsi presso di loro. Gesù accetta e, al momento della cena, compie i gesti del capofamiglia: Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Nel momento in cui lo riconoscono, Gesù diviene invisibile a loro: scompare come individuo distinto, eppure rimane presente nelle specie del pane spezzato e nella loro stessa interiorità raggiunta dalla grazia dello Spirito santo.
La fede nel Risorto si è fatta strada in loro attraverso la comprensione del Disegno di Dio, contenuto nelle Scritture, e attraverso il gesto della frazione del pane.
Ritrovata la speranza a partire dall’incontro col Risorto, i due discepoli tornano a Gerusalemme, nel luogo in cui risuona il grido pasquale dei testimoni ufficiali: Il Signore è risorto davvero ed è apparso a Simone!.
Alla luce di questo annuncio, i due discepoli possono valutare la loro esperienza e raccontare a loro volta ciò che è accaduto lungo la via: come il Risorto ha aperto le Scritture e come lo hanno riconosciuto nello spezzare il pane.
Write a comment: