Mt 24, 36ss
Le parole di Gesù sulla distruzione del tempio suscitano la curiosità dei discepoli che gli chiedono: Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo.
Gesù non asseconda la loro curiosità, ma parla della venuta del Figlio dell’Uomo, per invitarli a vegliare e a stare pronti.
Anzitutto richiama l’esperienza di Noè che il Signore aveva avvisato per tempo del diluvio incombente, per dare a tutti la possibilità di convertirsi e mettersi in salvo.
Quando venne il diluvio, però, solo Noè entrò nell’arca che si era costruito e scampò alla morte: tutti gli altri non si accorsero di nulla, cioè non realizzarono la gravità della situazione e non corsero ai ripari.
Così sarà la venuta del Figlio dell’Uomo: improvvisa e catastrofica per chi sarà colto nell’ignoranza.
Poi Gesù fa l’esempio di due uomini e di due donne intenti nel loro lavoro.
Alla venuta del Figlio dell’Uomo, uno verrà preso, ovvero salvato, mentre l’altro sarà lasciato, ovvero abbandonato al disastro.
Quel giorno irromperà improvviso nella vita quotidiana di ciascuno e opererà la separazione tra persone apparentemente uguali.
Gesù conclude: Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
Alla fine Gesù racconta la parabola del ladro: Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.
Come il ladro, il Figlio dell’Uomo non si annuncia: sappiamo solo che Egli deve venire, non quandoverrà.
Gesù conclude: Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.
Vegliare non è accumulare sicurezze, sbarrare la propria casa, difendersi da Colui che viene.
Vegliare è essere pronti, cioè attendere il Signore, vivere alla sua presenza, affrontare gli avvenimenti, assumendosi le proprie responsabilità.
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